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LA FESTA DI SAN SEBASTIANO
A MISTRETTA
Nella Chiesa latina il culto per San Sebastiano, martire del III-IV secolo, si è diffuso enormemente fin dagli anni successivi al martirio. In Sicilia il santo è venerato dal XII secolo, ad opera dei Normanni, ed ancor più dal secolo XVI ad opera degli Spagnoli. Durante la peste del 1625 gli abitanti di Mistretta, clero, religiosi e fedeli tutti, si rivolsero al Signore per intercessione di San Sebastiano, per essere liberati dal terribile male. La qual cosa avvenne immediatamente, decretando l’elezione di San Sebastiano a speciale protettore della città, insieme con San Liborio e Santa Rosalia, che nel tempo, però, non raggiunsero l’importanza di culto data al primo.
Si diede inizio alla costruzione della chiesa dedicata al santo, su terreno donato, molto probabilmente, dalle vicine monache Benedettine del monastero del Soccorso. La costruzione fu completata nel 1675. Dalle notizie ricavate dall’archivio parrocchiale, si ha notizia della Chiesa di San Sebastiano nel pieno del suo splendore già dal 1750. Cento anni dopo, l’altare della Chiesa Madre fu dedicato, oltre che a Santa Lucia, già titolare della Chiesa, anche a San Sebastiano.
Moltissimi, nel tempo, furono coloro che imposero il nome di Sebastiano ai loro figli e questa consuetudine si conserva fino ad oggi.
Si hanno notizie della prima festa celebrata in onore del santo patrono nei primi anni del 1600. Nel 1723 si ha notizia, inoltre, della prima processione “di voto” il 17 agosto.
L’antica immagine del santo, di autore ignoto, (Sammastianu viecchiu) risalente alla fine del XVI secolo e attualmente venerata nella Chiesa Madre, venne sostituita nel 1906 dall’altra statua scolpita dal concittadino artista Noè Marullo (1857-1925). Il fercolo professionale (a vara), fu commissionato, invece, a Giuseppe e Giovanbattista Li Volsi artisti di Tusa nel 1610.
Attualmente la festa si celebra il 20 gennaio, giorno della memoria liturgica, ed il 18 agosto, festa “di voto”, secondo le modalità comuni a quasi tutte le feste dei santi patroni dei comuni siciliani: il triduo di preparazione; i Primi Vespri; la Messa solenne; la processione. Questo senza trascurare gli elementi “esterni” quali: il suono della banda; l’illuminazione straordinaria delle vie principali; le serate musicali in piazza e i fuochi d’artificio.
Ma uno o, meglio, due fattori concorrono a rendere unica la festa di San Sebastiano a Mistretta: la raccolta dei “miracoli” e la processione fatta di corsa. La raccolta o ritiro dei “miracoli” consiste in una processione che si svolge la mattina della festa. È composta da colui che porta lo stendardo con l’immagine del santo; due bambini che, ai lati, sorreggono i nastri; i membri del comitato e la banda musicale. Il giro è diverso di anno in anno perché si percorrono quelle strade in cui preventivamente si è comunicata la notizia di una grazia concessa per intercessione di San Sebastiano.
Al passaggio dello stendardo i devoti consegnano gli ex voto costituiti da oggetti in oro, denaro e grandi torce. Gli offerenti si accodano alla processione che giunge in Chiesa con tutti i “miracoli” raccolti i quali vengono deposti ai piedi della grande vara come segno di ringraziamento e di soddisfazione di una promessa.
Nel tardo pomeriggio è il momento della processione. Anticamente si correva soltanto nel tratto finale; oggi la corsa, o comunque l’andatura veloce è presente lungo tutto il percorso. Apre la processione, che esce dalla Chiesa dedicata al Santo patrono, la varetta con la reliquia del santo, portata dai più giovani. Su di essa ci sono anche i ceri accesi offerti come ex voto. Segue la prima banda musicale chiamata da fuori paese, una folla di fedeli che corre, i sacerdoti e la grande vara con il simulacro di san Sebastiano, portata a spalla da oltre cinquanta persone vestite con la tradizionale divisa. Conclude il corteo la banda di Mistretta e numerosi altri fedeli. Sia la vara che la varetta sono guidate “du supiriuri” che con il campanello indica i movimenti sincronici di tutti “i purtanti”. Chiude la processione la predica di un sacerdote invitato per l’occasione e la benedizione eucaristica.
Gli anziani ricordano ancora quando, per fare a tutti i costi la processione del 20 gennaio, gli uomini del paese erano disposti a spalare parecchi centimetri di neve per tutta la lunghezza del percorso processionale. A tuttoggi il paese si anima di una carica eccezionale divenendo il palcoscenico di una grande rappresentazione, i cui protagonisti sono tutti gli abitanti, compresi gli emigrati ritornati per l’occasione.
La festa estiva era il momento per concludere le fatiche del raccolto e l’opportunità di festeggiare e rendere grazie al Signore, per intercessione di San Sebastiano, per tutti i benefici ricevuti. Anche nelle mutate condizioni sociali l’appuntamento estivo rimane il tempo propizio per la rimpatriata dopo le fatiche di un anno di lavoro nelle fabbriche di Milano o di Torino.
La globalizzazione, per cui le giovani generazioni possono sentirsi smarrite all’interno del grande villaggio globale del mondo può portare a perdere le motivazioni forti della festa, che gli antichi si erano date, per aderire soltanto a quelle consumistiche o di mero divertimento. L’annuncio stesso del Vangelo si contrappone con le scelte operate da alcuni devoti del santo che, a volte, privilegiano la devozione esteriore ed il sentimento del momento, mettendo da parte, poi, l’impegno all’interno della comunità, la pratica religiosa e la conseguente testimonianza cristiana.
Fin dai primi anni, i bambini vengono educati al rispetto e alla devozione verso il santo protettore, al punto che diventati più grandi e, costretti dalla disoccupazione, a trasferirsi anche molto lontano, ritornano a qualunque costo per essere presenti alla festa. Sono anzi parte attiva di essa in quanto portano il fercolo sulle spalle proprio nel posto che fu dei padri e anche dei nonni. A volte sono disposti a fare un lunghissimo viaggio pur di stare “sutta a vara”, per poi, magari, ripartire subito dopo la processione. Il vero Mistrettese, infatti, inculca la propria cultura ai figli in qualsiasi altro luogo dove si trova a vivere. Per tutti gli abitanti di Mistretta i giorni della festa rappresentano una occasione per ritornare alle radici della propria identità. Le relazioni acquistano qualità maggiore; ci si incontra, si sta insieme, ci si riconosce come appartenenti ad una stessa realtà di popolo con gli stessi usi, costumi, modi di dire, problemi da affrontare. La festa del patrono serve anche a riconoscersi tutti uguali. È bello vedere come i portanti appartengono, di fatto, a tutte le categorie sociali senza nessuna distinzione: stessa divisa, unico intento, uguale affetto e devozione per il Santo patrono. Emergono in questa occasione i valori di solidarietà, di rispetto reciproco e, a volte, di perdono. Valori che vorremmo continuassero anche nei giorni seguenti alla festa.
Da padre in figlio si tramandano le stesse tradizioni, che sono come un ponte tra il passato ed il futuro, garantendo la continuazione nel presente di una identità culturale che è propria del gruppo umano. L’immagine del santo viene esposta ovunque: negli esercizi commerciali, lungo le strade, nelle stanze più importanti della casa. Per non parlare delle piccole immagini messe nel portafogli o sul cruscotto delle automobili e delle medagliette portate al collo in segno di affidamento e richiesta di protezione. Il tempo stesso viene misurato in funzione della data della festa. Si contano i mesi o i giorni a partire dal giorno di San Sebastiano nell’attesa che la prossima festa trovi tutti più carichi di ottimismo e di speranza per andare avanti.
Si usa ancora oggi recitare un’ antica preghiera popolare in dialetto mistrettese, tramandata alle giovani generazioni sia oralmente che per iscritto, che esprime molto bene i sentimenti dei fedeli nei confronti del loro santo patrono, salutato quale eminente “paesano”:
«San Vastianu siti lu ran Santu, Li tranni e li Jurii t’assicutaru,
lu vostru cori è ‘na tazza d’argentu, t’assicutaru sinu a lu jardinu;
cu Vi risguarda ci veni lu chiantu. ‘nta ‘mperi r’avulivu t’attaccaru
San Vastianu Cavaleri Santu ! pa ripusari lu to santu schinu!
Ri Mistretta siti lu patruni, Tieni la firi forti Vastianu
Lu prutetturi di li cristiani ca n’ai la miegghiu parti di lu cielu».
cu Ti dumanna a razia ci la runi,
massimamenti a li to paisani!
Non si sarebbe veramente Mistrettesi se non si portasse sempre nel proprio cuore la memoria grata e la venerazione profonda per il santo patrono, espressione di speranza e di fiducia in Dio per poter andare sempre avanti anche in mezzo alle avversità della vita.
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Lo Castro Nuccio (ed.), Dentro la Festa, Le feste di San Sebastiano e della Madonna della Luce a Mistretta, supplemento a “Paleokastro” 1(2000)2.
Passalacqua Achille, Corri, corri San Sebastiano!, in “Gazzetta del Sud” 17 agosto 1985, 3.
Romano Enzo, Muddicati, Comune di Mistretta, Grafotecnica, Messina 1988.
Travagliato Giovanni (ed.), Libro d’Inventarii delle chiese della città di Mistretta 1750, Edizioni Ti Emme, Mistretta 1995.
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