a Mistretta

Il venti gennaio la festa di S. Sebastiano viene celebrata forse in tono minore, ma si tratta ugualmente di un giorno di vacanza per tutti; non vi è la stessa partecipazione di forestieri e di emigrati, mancano l'addobbo di luci o i fuochi d'artificio così come vengono realizzati in estate, non si effettua la caratteristica raccolta dei "miracoli", ma i mistrettesi non rinunciano alla processione. Malgrado le condizioni climatiche (se è necessario viene preventivamente spalata la neve), si compie un giro veloce, sempre a piedi scalzi, anche se l'itinerario prevede un circuito ridotto che tocca le maggiori vie e trascura quelle strette e ripide della parte vecchia, dove si cela l'insidia del ghiaccio, rimanendo comunque l'obbligo della corsa finale.
La "festa ranni" o la "festa di vutu" di agosto è invece massimamente partecipata; i mistrettesi che risiedono altrove (Nord Italia, Svizzera, Belgio, Germania...) vi tornano quasi tutti, specialmente se sono "purtanti", deputati al gravoso ma atteso compito di "stari sutta 'a vara". Il Comitato è attivato da qualche mese per l'organizzazione della festa, soprattutto per raccogliere i fondi necessari attraverso una questua cittadina che si svolge casa per casa, ovvero (come avviene in anni recenti) con la raccolta per la strada; concorrono allo scopo anche le offerte fatte in chiesa o che si ricevono durante le processioni, le rimesse di quanti vivono all'estero, sempre compensate con immaginette devozionali che vengono baciate, conservate o esposte (nel portafogli, in casa e nelle automobili). Le offerte, un tempo date in natura attraverso la cessione di una piccola quantità di prodotti naturali, oggi sono quasi sempre in denaro. La "riffa" di un capo di bestiame è stata sostituita col sorteggio di un'auto, costituendo - per l'attrazione rappresentata dal premio - una buona fonte di entrata.
La mattina si svolge la processione dei "Miracoli". Il Comitato si avvia insieme alla banda musicale, con in testa lo stendardo processionale che viene tenuto ben teso da due bambini che stringono i nastri laterali. Si compie un giro che vede un itinerario sempre diverso, secondo l'anticipata prenotazione dei fedeli che offrono gli ex-voto e la più agevole successione per il ritiro degli stessi. In genere questi sono costituiti da oggetti d'oro e da "torci", le singolari cere di grandi dimensioni appositamente prodotte in Mistretta; si forma così poco a poco una processione che si reca ufficialmente in chiesa per la consegna al santo delle promesse. Il momento di attesa pomeridiano è impegnato dai giochi; fino a mezzo secolo fa era d'obbligo la 'ntinna a palu, su cui occorreva salire per afferrare i premi in natura. Oggi permane la consuetudine di effettuare, davanti alla chiesa, il gioco "di 'pignati", che propone una singolare variante alle normali regole (normalmente si impegna il partecipante a rompere - da fermo, ad occhi bendati e con una lunga pertica - gli orcioli appesi ad un filo). Qui sono richieste notevoli doti di agilità e slancio, poiché occorre tentare di rompere le terrecotte per mezzo di un corto bastone, dopo aver compiuto una breve corsa e un ardito salto verso l'alto. I fortunati che riescono nell'intento hanno diritto a provole, conigli, polli e birra, o ricevono addosso una caduta d'acqua o tante monetine che occorre difendere dall'assalto dei bambini presenti.
La Messa vespertina è partecipatissima; quanti rimangono fuori si raccolgono per assistere 'a nisciuta della processione. La vara è pronta quasi all'ingresso della chiesa; tutt'attorno fervono i preparativi per completare gli addobbi (le luci, i fiori rossi, il lenzuolino di banconote ricucite ai piedi del Santo) e infilare i "maniùna" nella base del fercolo; al primo segnale i giovani "purtanti" della varetta, che reca le reliquie e i "torci" votivi, scattano uscendo di gran corsa, portandosi quasi in piazza. E' la volta della vara, che deve poter uscire grazie all'aiuto di grossi "rrulli" che lo fanno scivolare fuori, dove viene trionfalmente rimessa in spalla dai portatori, fra invocazioni e l'applauso della folla. I "purtanti" sono cinquanta, e vestono un abito tradizionale con camicia e calze bianche, pantaloni di velluto nero, fazzoletto carminio al collo; occupano ciascuno una postazione precisa: "i puosti su' accottati", esiste cioè un diritto ad occupare il proprio anche per trasmissione ereditaria, e se ne può alienare "u pussessu" solo comunicandolo in anticipo per permettere a chi ne ho fatto richiesta di subentrorvi. Il "supiriùri do' vara" dirige ogni operazione col suo campanello: ogni partenza, ad esempio, è caratterizzata da due rintocchi ravvicinati, "u primo cuorpu, pronti!" (mettersi in posizione), "u secunnu cuorpu, via!" (prendere velocemente in spalla e partire. La varetta inizia la sua corsa, seguita da gruppi di giovani che l'inseguono a frotte oppure formando 'a catina; si abbandonano a questa corsa anche i forestieri devoti che vengono da S. Stefano, Motta, Tortorici, Nicosia, Troina e tanti altri paesi. Seguono dunque veloci le forze dell'ordine, i sacerdoti e la banda, sfila quindi S. Sebastiano che svolta pericolosamente entrando in piazza e lasciandola per iniziare la discesa di via Umberto I. Gli instancabili portatori dei "vanchi" zigzagono velocemente tra la folla per essere sempre in anticipo e disporre i trespoli utili allo sosta nei punti prestabiliti; dove la foga del corteo si placa, è il momento per una bevuta da offrire ai portatori o per l'offerta da sommare o quelle che gia figurano davanti alla venerata immagine. Malgrado le pericolose fughe ad ogni momento della processione prende parte uno folla enorme, confusionaria e vociante; numerosi sono i fedeli che assistono al passaggio dai bordi delle strade, dai balconi o dai ballatoi all'esterno delle cose. Impegnativi per i portatori sono alcuni trotti, come quello strettissimo della salita S.Vincenzo, in cui bisogno permettere alla vara di procedere senza compiere oscillazioni, oppure la veloce manovra di inversione del senso di marcia con il mezzo giro che si effettua nello slargo adiacente lo chiesa di S. Vincenzo. Il vicino tratto di via Libertà, nuovamente in piano, è l'occasione per iniziare uno corso che permette un secondo arrivo veloce in piazza per poi precipitarsi ancora nella discesa Salomone. Dove è arduo proseguire 'a cursa, si procede in maniera poco più rallentata imprimendo un tipico movimento sussultorio (annacata) ottenuto avanzando tutti con lo stesso passo ed al ritmo di una vivace marcetta musicale, cosi come nella salita S. Maria. Raggiunta l'estremità del corso da cui inizia il rientro, è ormai ora tarda; si accendono le luci colorate della vara e i ceroni della varetta. Nel tratto terminale, dal palazzo Salomone alla chiesa di S. Sebastiano, la marcia "della bersagliera" accompagna l'ultima corsa; molti fedeli formano un cordone che delimita il percorso e lo spazio d'arrivo, dove i portatori eseguono 'a vutata, ovvero il repentino cambio di spalla per portare all'indietro il Santo fin davanti alla sua chiesa. Tra applausi, musiche e spari, vara e varetta vengono posate. Si svolgono dunque un'omelia finale e la benedizione eucaristca con l'esecuzione del canto Tantum Ergo. Acclamazioni ed evviva accompagnano il trasporto in chiesa della grande macchina processionale, attorno a cui ancora molti mistrettesi continueranno a stringersi per dare al santo patrono un ultimo saluto.